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Il basso rapporto EGFR/MET è associato a resistenza agli inibitori di EGFR nei pazienti con tumore ai polmoni non-a-piccole cellule


Sebbene le mutazioni attivanti nel gene EGFR ( recettore del fattore di crescita dell’epidermide ) siano marcatori predittivi per la risposta agli inibitori di EGFR, il 30-40% dei pazienti con carcinoma polmonare non-a-piccole cellule ( NSCLC ) EGFR-mutato è un non-responder de novo.

L’obiettivo di uno studio è stato quello di individuare ulteriori biomarcatori di risposta.

E’stato condotto uno studio pilota prospettico per caratterizzare l'espressione e/o l'attivazione dei principali recettori con attività tirosin-chinasica ( RTK ) nei carcinomi del polmone non-a-piccole cellule in stadio IIIB-IV.

Un totale di 37 pazienti sono stati arruolati e 34 sono stati sottoposti a trattamento con inibitori di EGFR.

Come atteso, i pazienti portatori di mutazioni attivanti di EGFR hanno mostrato una maggiore sopravvivenza libera da progressione rispetto ai pazienti con EGFR allo stato wild-type ( 9.3 vs 1.4 mesi, p = 0.0629 ).

L’analisi dei profili dei recettori tirosinchinasici del cancro al basale ha rivelato che, indipendentemente dallo stato di mutazione di EGFR, i livelli più elevati di EGFR rispetto all’oncogene MET risultano correlati a una più lunga sopravvivenza libera da progressione.

A cut-off multipli del rapporto EGFR/MET, tra cui 1, 2 e 3, la sopravvivenza mediana libera da progressione secondo i cut-off sotto versus sopra è stata, rispettivamente, di 0.4 vs 6.1 ( p = 0.0001 ), di 0.5 vs 9.3 ( p = 0.0006 ) e di 1.0 vs 11.2 mesi ( p = 0.0008 ).

In conclusione, il rapporto EGFR/MET misurato nei carcinomi al basale può aiutare a identificare i pazienti affetti da cancro del polmone non-a-piccole cellule con maggiori probabilità di beneficiare di una prolungata sopravvivenza libera da progressione se trattati con inibitori di EGFR. ( Xagena )

Fonte: Oncotarget, 2015

Xagena_Medicina_2015



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