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Tumore al polmone: la radioterapia stereotassica per ridurre la dose al cuore


Un gruppo di ricercatori ha scoperto come l’utilizzo di una particolare forma di radioterapia impiegata per la cura dei tumori del polmone in stadio iniziale, la radioterapia stereotassica, possa essere associata a un modesto incremento della mortalità per altre cause ( non-correlate al tumore ), qualora la dose di radiazioni ricevuta dal cuore sia elevata.

In particolare alte dosi di radiazioni all’atrio sinistro ed alla vena cava superiore sembrano essere correlate con un’aumentata mortalità.

Ricercatori del Netherlands Cancer Institute ( Amsterdam, Olanda ), hanno presentato i risultati dello studio.
Anche entro pochi anni dal trattamento radioterapico, la dose ricevuta dal cuore è associata a un piccolo incremento di mortalità per cause non-correlate al tumore; sono state individuate specifiche regioni del cuore a rischio più elevato.

Dal punto di vista clinico questo studio pone le basi per l’utilizzo di tecniche radioterapiche che risparmino al meglio il cuore. I prossimi studi chiariranno se sia possibile risparmiare tali strutture, se questo avvenga a scapito di altre strutture e se possa incrementare la sopravvivenza.

Lo studio ha preso in esame i dati di 565 pazienti affetti da carcinoma del polmone in stadio iniziale sottoposti a radioterapia stereotassica.

La radioterapia stereotassica è una particolare forma di radioterapia che somministra un’elevata dose di radiazioni ai tumori con estrema accuratezza e precisione, minimizzando l’esposizione dei tessuti circostanti.

Nell’intento di stimare la dose ricevuta dalla diverse strutture cardiache, per questo studio i ricercatori hanno creato una mappa anatomica e dosimetrica del cuore, che mediante una tecnica di fusione di immagini TAC è stata usata per calcolare alcuni parametri dosimetrici come la dose media, minima e massima ricevuta da varie parti del cuore, come atrio destro e sinistro, ventricolo destro e sinistro, vena cava superiore, aorta e arterie polmonari.
E’ stata scoperta una relazione tra la dose somministrata al cuore e la mortalità, quando si compensa per multipli altri fattori che possono essere correlati a un aumento della mortalità, mediante un’analisi statistica che ha incluso fattori come l’età, la funzione polmonare o il performance status.

Dopo un periodo di osservazione medio di 28 mesi, il 58% dei pazienti era vivo. La dose ricevuta dalle strutture cardiache era correlata al rischio di morte, in particolare quella ricevuta dall’atrio sinistro e dalla vena cava superiore. I pazienti che hanno ricevuto dosi più alte a queste strutture erano a maggior rischio, e viceversa.
L’associazione è rimasta significativa anche dopo aver compensato statisticamente per gli altri fattori di rischio.

L’incremento del rischio correlato alla dose è comunque modesto, pari a un aumento dell’1.5% per Gray ( unità di misura della dose assorbita in radioterapia ) ricevuto da queste strutture al di sopra della dose media di 7.9 Gy.

I ricercatori non erano a conoscenza delle esatte cause di morte di questi pazienti, per la maggior parte anziani ( età media 73 anni ) e deceduti presso il proprio domicilio senza possibilità di eseguire autopsia, ma l’ipotesi è che le morti siano legate a problemi cardiaci, come osservato nelle pazienti affette da tumore della mammella e sottoposte a radioterapia, che sono a maggior rischio di mortalità a seconda della dose di radiazioni ricevuta dal cuore.

Fonte: 35° ESTRO ( European Society for Therapeutic Radiology and Oncology ) Meeting, 2016

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